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VEDAM

BLOG dedicato alla cultura vedica e alle applicazioni psicologiche dei testi sacri della Tradizione Vaishnava, come la Bhagavad-gita e lo Srimad Bhagavatam, considerati oggi patrimonio dell'umanità.

BLOG DI PSICOSOMATICA & SCIENZA DELLO YOGA Impariamo a leggere i sintomi fisici come linguaggio dell'anima e ad utilizzarli in chiave evolutiva e conoscitiva alla luce delle conoscenze antiche contenute nei testi vedici. Curatrice del sito: Caterina Carloni, psicoterapeuta ad orientamento psicosomatico, Ph.D in Hindo-Vedic Psychology.

LA GUERRA SECONDO I VEDA

DiCateca

Set 16, 2025

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In uno dei testi fondamentali della Tradizione Indovedica, la Bhagavad-gita, compare sulla copertina una scena di guerra: un carro trainato da cavalli e guidato dal prode Arjuna con accanto il Dio Krishna che impersona il suo auriga. Chi non ha mai letto il libro pensa che narri di ciò che successe durante una battaglia, in particolare durante la famosa battaglia di Kurukshetra, che si combatté più di cinquemila anni fa in una piana a Nord dell’India.

In realtà questo testo sacro narra di ciò che accade nell’animo di un guerriero forte e nobile (Arjuna) che ha fatto di tutto per evitare quel conflitto e che, all’inizio dell’opera, sta meditando di fuggire dal tremendo combattimento che sta per iniziare pur di risparmiare sofferenze e morti ai suoi stessi fratelli. Il dialogo che ne segue tra lui e il suo “consigliere” Shri Krishna, il Signore Supremo, rappresenta un esempio di letteratura teologica, psicologica e trascendentale che ci accompagna a scoprire il vero significato delle cose, della vita e della morte, degli eventi che fanno parte del destino ma anche della quotidianità di ognuno di noi.

Il canto (Bhagavad-gita significa “Il canto del Signore”) può essere letto da tante angolature.

Oggi vorrei soffermarmi su un particolare:

In quell’epoca, era solito che i combattimenti fossero preceduti da un incontro tra i capi degli eserciti per stabilire le regole di guerra. Queste furono le regole stabilite per la guerra di Kurukshetra, il campo della Giustizia. Alcune di esse:

  • La battaglia deve iniziare non prima dell’alba e concludersi esattamente al tramonto.
  • Più guerrieri non possono attaccare un singolo combattente.
  • Due guerrieri possono cimentarsi in “duello”, ovvero indugiare in prolungati combattimenti personali, solo se entrambi utilizzano le stesse armi e lo stesso mezzo di trasporto (un cavallo, un elefante, un carro, o nessuno di essi).
  • Nessun guerriero può uccidere o ferire un nemico che si sia arreso.
  • Chi si arrende diviene un prigioniero di guerra ed uno schiavo.
  • Nessun guerriero può uccidere o ferire un combattente disarmato.
  • Nessun guerriero può uccidere o ferire un combattente che abbia perso i sensi.
  • Nessun guerriero può uccidere o ferire una persona o un animale che non prenda parte alla guerra.
  • Nessun guerriero può uccidere o ferire un combattente che sia posizionato di spalle.
  • Vanno seguite le regole specifiche di ciascuna arma; ad esempio, nei combattimenti con la mazza è proibito colpire sotto la cintola.
  • I guerrieri non possono cimentarsi in qualsiasi tipo di combattimento ingiusto o sleale.

Se cinquemila anni fa era conclamato che nessun innocente dovesse subire le conseguenze di un conflitto, possiamo ben dedurne quanto a volte la storia non vada avanti ma retroceda nel tunnel della barbarie e dell’ignoranza.

Se proprio non riusciamo a comprendere che l’abolizione della guerra rappresenta oggi l’unico cammino di civiltà possibile, cerchiamo almeno di imitare ciò che Persone vissute millenni fa avevano capito e realizzato.

Di Cateca

Caterina Carloni, psicologa e psicoterapeuta