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VEDAM

IL POTERE DELLE PAROLE

LA SINDROME DI SISUPALA ovvero LA GELOSIA (I° parte)

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DiCateca

Mag 22, 2021 , ,

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advesta sarva-bhutanam
maitrah karuna eva ca
nirmamo nirahankarah
sama-duhkha-sukhah ksami

santustah satatam yogi
yatatma dridha-niscayah
mayy arpita-mano-buddhir
yo mad-bhaktah sa me priyah

 “Colui che non è invidioso di nessuno ma si comporta con tutti come un amico benevolo, non si considera il proprietario di niente ed è libero dal falso ego, è equanime nella gioia e nel dolore, tollerante, sempre soddisfatto, padrone di sé e determinato a compiere il servizio devozionale, con mente e intelligenza fisse in Me, questo devoto Mi è molto caro.” (Bhagavad-gita XII.13.14)

Gli studiosi la chiamano “gelinvidia” e consiste in un’emozione complessa e radicata, presente fin dalla nascita in tutti gli individui e caratterizzata da un inestricabile intreccio di sentimenti di invidia e di gelosia.

I tratti comuni, secondo un interessante studio sul tema, sembrano essere i seguenti:

  • un’attenzione selettiva e concentrata sulle persone e sugli oggetti che provocano il sentimento;
  • immagini ricorrenti di tipo vivido e compulsivo;
  • alcuni processi mentali circolari e ossessivi che vengono chiamati “ruminazioni”  oppure, nei casi psicopatologici, “deliri”;
  • parziale inconsapevolezza della radice emotiva di questi fenomeni, per cui non è raro che siano gli altri a vedere chiaramente, o comunque ad attribuire a certi comportamenti, la presenza della gelosia e dell’invidia, mentre l’individuo che ne soffre riconosce  soltanto alcuni sentimenti derivati, come la rabbia, la depressione o la paura.

(V. D’Urso, “Otello e la mela. Psicologia della gelosia e dell’invidia”, 1995)

L’invidia è un fenomeno che da sempre caratterizza la storia dell’uomo.

Contemporaneamente sentimento ed emozione, nasce dalla domanda “se lui sì, perché io no?”, per trasformarsi in un’esclamazione del tipo “Se io no, allora neanche lui!”

Il Dizionario Garzanti definisce l’invidia “un sentimento di cruccio astioso per la felicità, la fortuna, il benessere altrui”. I vantaggi materiali, sociali e relazionali di cui un’altra persona gode possono suscitare nell’invidioso un risentimento tale da fargli desiderare il male del fortunato rivale.

Il termine deriva dal latino invidere (composto di in = avversativo e videre = guardare), che significa  “guardare biecamente”.

Il termine “gelosia” deriva invece dal latino medievale “zelusus”, a sua volta derivante dal greco “zelos”, e indica una persona piena di zelo, premurosa, fanatica, che tende al controllo e alla manipolazione.

Nel Grande Dizionario della Lingua Italiana  (S. Battaglia, UTET, 2002) la gelosia viene descritta come uno “stato di tormentosa ansietà e di intimo rovello che affligge chi teme che l’affetto della persona amata sia sottratto da un rivale o dubita comunque di perderlo o si cruccia di non esserne corrisposto secondo i propri desideri”.

Possono esserci due tipi di gelosie: quella causata dalla terza persona e quella causata dalla persona amata: secondo Freud, il sentimento della gelosia non è rivolto solo alla persona che si teme di perdere, ma anche a quella verso la quale si sente rivalità.

Eppure gelosia ed invidia, se adeguatamente riconosciute, elaborate ed “educate”, possono liberare una forza vitale straordinaria, trasformandosi nelle più grandi alleate del nostro percorso di evoluzione esistenziale.

Caterina Carloni

(Continua…)

Lo Srimad Bhagavatam, uno dei testi vedici più rappresentativi della Tradizione Bhaktivedantica, narra di un re invidioso che, benché nemico di Krishna, non smetteva mai di pensare a Lui; la sua coscienza, infatti, era talmente assorta nel Signore Supremo che ottenne infine la liberazione dal ciclo di nascite e morti e il ritorno alla Sua dimora originale.

Il suo nome era Sisupala …….. (continua)

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Caterina Carloni, psicologa e psicoterapeuta

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