• Gio. Feb 25th, 2021

VEDAM

IL POTERE DELLE PAROLE

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I vantaggi del potere e di tutto ciò ch’esso procura, i vantaggi della ricchezza, degli onori, del lusso, sono il fine dell’attività umana finché non si raggiungono; ma, appena vi è pervenuto, l’uomo si accorge della loro vanità. Questi vantaggi perdono a poco a poco la loro seduzione, come le nuvole che non hanno forma e splendore se non viste da lontano. (Lev Tolstoj)

Complice la diffusione pandemica del covid-19, sono oggi oltre sei milioni i poveri in Italia: è quanto emerge nell’ultimo report dell’Istat che classifica circa il 10% della popolazione come poveri assoluti, ovvero coloro che “non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa”. Se al conteggio si uniscono le persone che vivono in condizioni di povertà relativa (situazione di rilevante disparità di reddito e potere d’acquisto fra singoli o gruppi sociali nella stessa comunità nazionale o locale), si arriva al 16,6% della popolazione, ovvero circa 10 milioni e 48 mila italiani (www.istat.it).

Nel mondo ogni giorno circa ventiquattromila persone muoiono per fame o cause ad essa correlate.  Tre quarti dei decessi interessano bambini al di sotto dei cinque anni d’età. Carestia e guerre provocano solo il 10% dei decessi per fame, benché queste siano le cause di cui si sente più spesso parlare. La maggior parte dei decessi per fame sono causati da malnutrizione cronica; i nuclei familiari semplicemente non riescono ad ottenere cibo sufficiente a causa dell’estrema povertà (www.lonweb.org).

Di fronte alla crisi prolungata dell’economia globale e con i lavoratori di tutto il mondo alle prese con la disoccupazione, i debiti e la stagnazione dei redditi, la povertà è diventata un vero e proprio spauracchio del mondo occidentale, analizzata ed interpretata in vari modi, secondo prospettive politiche, sociali, religiose e psicologiche.

“Molti pensano, specie in Occidente, che il denaro renda felici. Io penso invece sia più difficile essere felice se sei ricco, perché ti è più difficile vedere Dio”, sosteneva Madre Teresa di Calcutta.

Incastonata in quel patrimonio letterario dell’umanità rappresentato dallo Srimad Bhagavatam, vera perla della Tradizione Bhaktivedantica, brilla da secoli una visione totalmente alternativa della povertà, che, esulando da ogni considerazione sociale, politica e religiosa, afferma – con una potenza espressiva di sconvolgente chiarezza – un principio spirituale che ribalta le interpretazioni classiche per aprire nuovi e luminosi scenari di comprensione del fenomeno.

Come tutte le Verità contenute nell’Opera, anche questa  possiede il dono dell’eterna saggezza, penetra in profondità nelle coscienze degli uomini di ogni tempo e di ogni luogo e getta uno sguardo sulla dimensione trascendente della vita umana.

Questa rivelazione accompagnò spesso le meditazioni di  Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, rappresentante autorevole della catena disciplica fondata da Caitanya Mahaprabhu ed esponente della Brahma Gaudiya Sampradaya, specialmente in quel periodo della sua vita terrena in cui, come capofamiglia,  cercava di raggiungere, senza riuscirci, la stabilità e la sicurezza economica.

Nella “Srila Prabhupada-Lilamrita”, l’autore scrive:

“Nell’ottantottesimo capitolo del decimo canto dello Srimad Bhagavatam Abhay (Shrila Prabhupada, nda) incontrò il verso in cui Shri Krishna afferma qualcosa che lo allarmò:

“Dio, la Persona Suprema disse:

Se favorisco qualcuno in modo particolare, lo privo gradualmente di tutta la ricchezza. Allora i parenti e gli amici di quest’uomo ridotto in miseria lo abbandonano ed egli soffrirà ripetutamente” (Srimad-Bhagavatam X.88.8).

Abhay rabbrividì nel leggere questo verso. Sembrava che parlasse direttamente a lui. Ma che significava?  “Significa” – egli pensò – “che Krishna mi porterà via tutto il mio denaro? Questo era proprio ciò che stava accadendo? Era questa la ragione del fallimento di tutti i miei affari?”

Al termine del suo sacrificio Asvamedha, il re Yudhisthira fece questa stessa domanda a Sri Krishna, il Quale, compiaciuto per la questione sollevata dal Suo devoto, rispose:

“Quando provo una compassione speciale per qualcuno, gradualmente lo privo di tutte le sue ricchezze, così i figli, la moglie e le altre persone legate a lui lo lasciano.

Quando poi costui tenta di acquisire di nuovo una certa ricchezza per riconquistare il favore della famiglia, Io misericordiosamente rendo vano questo suo tentativo affinché provi completo disgusto per l’attività interessata e faccia amicizia coi Miei devoti. A questo punto gli concedo la Mia grazia straordinaria, che lo renderà libero dall’imprigionamento nella vita materiale e gli permetterà di raggiungere Vaikuntha, il regno di Dio”.

“Poiché adorare Me non è facile, generalmente le persone Mi evitano e adorano altre divinità che sono facilmente soddisfatte. Quando poi ricevono da queste divinità opulenze regali, diventano arroganti, ubriacate dall’orgoglio, incuranti dei loro doveri e osano perfino offendere i deva che hanno concesso loro le benedizioni richieste” (Srimad-Bhagavatam X.88.11).

La Bhagavad-gita, straordinario libro sapienziale della cultura vedica, ribadisce:

“Uomini di scarsa intelligenza adorano gli esseri celesti e ottengono frutti limitati e temporanei. Chi adora gli esseri celesti raggiunge i pianeti degli esseri celesti, ma i Miei devoti raggiungono alla fine il Mio pianeta supremo” (Bhagavad-gita VII.23).

All’età di sessantanove anni Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Swami Prabhupada s’imbarcò a Calcutta su una nave mercantile diretta a New York.  Aveva con sé l’equivalente in denaro di circa otto dollari. I suoi manoscritti e i suoi libri erano tutta la sua fortuna.

Dal 1967 al 1977, negli ultimi dieci anni del suo soggiorno terreno,  fondò più di novanta centri per la coscienza di Krishna nelle maggiori città del mondo, ispirò i suoi numerosi discepoli a diffondere gli Insegnamenti contenuti nei testi sacri e a seguire i principi di una vita semplice e sana.

Elargì Gioia, Speranza e Amore in tutto il mondo.

Il verso che lo aveva allarmato tanti anni prima si era rivelato in tutta la sua potente chiarezza, trasformando un apparente insuccesso in una clamorosa vittoria spirituale.

“Quando questa persona è frustrata nel tentativo di accumulare denaro e diventa invece amica dei Miei devoti, le concedo una misericordia speciale. Diventata sobria, comprende pienamente che l’Assoluto è la verità più alta, la più sottile e perfetta manifestazione dello spirito, l’esistenza trascendentale senza limiti. Realizzando così che la Verità Suprema è la base della sua stessa esistenza, si libera dal ciclo della vita materiale”  (Srimad-Bhagavatam X.88.9-10).

Onori e lodi a tutti i Maestri spirituali di tutte le Tradizioni che hanno compreso ed insegnato a perseguire la vera ricchezza, quella eterna ed indistruttibile, governata dall’Amore Supremo e custodita, al di là dell’universo materiale, oltre la stella polare, nel pianeta Vaikuntha.

Caterina Carloni

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Cateca

Caterina Carloni, psicologa e psicoterapeuta

1 commento su “POVERI MA LIBERI”

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