• Mar. Giu 22nd, 2021

VEDAM

IL POTERE DELLE PAROLE

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C’è una piccola storia dentro una grande storia che narra del Divino e dell’Eterno che dimorano in tutte le creature: uomini, animali e piante, e che insegna meglio di un trattato scientifico perché la natura deve essere rispettata e protetta e perché gli animali non vanno mai, in nessun caso, abbandonati.

La grande storia è quella del Mahabharata, testo sapienziale dell’India Antica nonché il più vasto poema epico della letteratura mondiale.

La piccola storia è quella di un re e del suo cane. Questa:

“Yudhishtira, re di Indraprashta e di Hastinapura, figlio del dio Dharma, Colui che sostiene l’Universo con la forza della Legge Etica e Morale,  si avvicina alla fine della sua esistenza terrestre.

Insieme ai fratelli Bhima, Arjuna, Nakula, Sahadeva e a sua moglie Draupadi, inizia il pellegrinaggio verso il monte Kailash sull’Himalaya, dove lascerà finalmente il corpo.
All’inizio del percorso si unisce a loro un cane randagio dagli occhi buoni e dolci che li seguirà in ogni loro spostamento.
Il viaggio – un vero e proprio incontro di ciascuno con il proprio Guardiano della Soglia – mette ognuno dei fratelli Pandava di fronte alle proprie debolezze, cui finiscono per soccombere, uno dopo l’altro.
La prima a cadere è Draupadi, a causa del suo eccessivo attaccamento al marito, seguita da Shadeva, il cui errore è l’orgoglio per la propria intelligenza. Poi è il turno di Nakula, il cui difetto è di ammirare la propria bellezza; cade poi il grande Arjuna, guerriero intrepido e vittorioso, a causa della sua presunzione ed eccessiva sicurezza, seguito da Bhima che, come gli altri, chiede a suo fratello Yudhishtira il motivo della propria morte. Yudhishtira gli risponde che la causa del suo morire è l’eccessivo legame con il cibo e la noncuranza verso coloro che soffrono la fame.

Ormai solo, Yudhishtira prosegue il suo viaggio iniziatico verso il Cielo; solo il cane lo accompagna.
Ormai ad un passo dalla vetta del Kailash, la soglia del Cielo da cui entrano solo gli eroi, il dio Indra si manifesta sul suo cocchio e invita Yudhishtira a salire a bordo per raggiungere insieme a lui i pianeti celesti.

Yudhishtira scorge festanti gli spiriti dei fratelli che lo hanno preceduto ma non vede il volto radioso del padre Dharma. “Tu che sei stato il più giusto degli uomini”, dice Indra sorridendo, “vieni, entra con me in questa dimensione dove dimenticherai ogni peso delle tue passate esistenze”.

Yudhishtira accenna al cane di precederlo, ma il dio lo ferma.
Lascia quel cane, Yudhistira” gli dice, “non può entrare con te. Lascialo qui, non vi è nulla di crudele in questo”. “Nulla?” obietta l’imperatore… “Dovrei abbandonare qui solo e sperduto questo essere che si è affidato a me?”

“E’ solo un cane” replica il dio, sempre sorridente, “lascialo alla sua vita, quale che sia. Tu sei già al di là di tutto questo”. “Ma non sono al di là della mia coscienza: il suo abbandono offuscherebbe la serenità che tu mi prometti”, ribatte il Re.

Per quattro volte Indra enumera i vantaggi e le meraviglie della vita celeste che Yudhishtira si è guadagnata e ogni volta lo invita ad abbandonare l’animale che continua a fissare il suo compagno. Ma per quattro volte il figlio di Dharma risponde con ferma umiltà che questo non gli è possibile e che, se il cane non potrà venire con lui, sarà lui ad aspettare sulla montagna finché abbia terminato il ciclo delle sue esistenze: “Allora, e non importa quando, entrerò nell’immortalità, nella pace del dovere compiuto”.

Nel momento stesso in cui Yudhishtira, dopo l’ennesimo rifiuto, si china ad accarezzare il suo ultimo compagno, quasi ad assicurargli che non lo abbandonerà, l’animale si trasforma in luce, ed egli si trova dinanzi suo padre Dharma che gli dice: “Nessuno potrà mai eguagliarti dopo questa prova, figlio mio. Oggi hai dimostrato agli uomini e agli dei che ogni vita, in quanto tale, è sacra e sacri e indissolubili sono i legami fra tutte le creature viventi, legami di compassione e di aiuto che nessuno deve ignorare o dimenticare mai”.

Così l’imperatore e il suo padre-dio, che si era fatto cane per mettere alla prova le virtù del figlio, entrano insieme nel fulgore dell’immortalità.”

Gli insegnamenti che si celano dietro questa storia sono numerosi ed ognuno potrà trovare quello che più profondamente risuona nel suo cuore.

Caterina Carloni

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Cateca

Caterina Carloni, psicologa e psicoterapeuta

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