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IL POTERE DELLE PAROLE

LORENZO PERRONE – Se questo è un uomo (il mondo sarà salvo)

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Se questo è un uomo è un’opera memorialistica di Primo Levi scritta tra il dicembre 1945 ed il gennaio 1947. Rappresenta la coinvolgente e meditata testimonianza di quanto vissuto dall’autore nel campo di concentramento di Auschwitz.

Tra le descrizioni delle grottesche e desolanti maschere umane che popolavano quel mondo, brilla una pagina piena di speranza e di fiducia nella Vita e negli Uomini.

Questa:

“In questo mondo scosso ogni giorno più profondamente dai fremiti della fine vicina, fra nuovi terrori e  speranze e intervalli di schiavitù esacerbata, mi accadde di incontrare Lorenzo. La storia della mia relazione con Lorenzo è insieme lunga e breve, piana ed enigmatica; essa è una storia di un tempo e di una condizione ormai cancellati da ogni realtà presente, e perciò non credo che potrà essere compresa altrimenti di come si comprendono oggi i fatti della leggenda e della storia più remota. In termini concreti, essa si riduce a poca cosa: un operaio civile italiano mi portò un pezzo di pane e gli avanzi del suo rancio ogni giorno per sei mesi; mi donò una sua maglia piena di toppe; scrisse per me in Italia una cartolina, e mi fece avere la risposta. Per tutto questo, non chiese né accettò alcun compenso, perché era buono e semplice, e non pensava che si dovesse fare il bene per un compenso. Tutto questo non deve sembrare poco. Il mio caso non è stato il solo; come già si è detto, altri fra noi avevano rapporti di vario genere con civili, e ne traevano di che sopravvivere: ma erano rapporti di diversa natura. I nostri compagni ne parlavano con lo stesso tono ambiguo  e pieno di sottintesi con cui gli uomini di mondo parlano delle loro relazioni femminili: e cioè come di avventure di cui si può a buon diritto andare orgogliosi e di cui si desidera essere invidiati, le quali però, anche per le coscienze più pagane, rimangono pur sempre al margine del lecito e dell’onesto; per cui sarebbe scorretto e sconveniente parlarne con troppa compiacenza.

Ora, tra me e Lorenzo non avvenne nulla di tutto questo. Per quanto di senso può avere il voler precisare le cause per cui proprio la mia vita, fra migliaia di altre equivalenti, ha potuto reggere alla prova, io credo che proprio a Lorenzo debbo di essere vivo oggi; e non tanto per il suo aiuto materiale, quanto per avermi costantemente rammentato, con la sua presenza, con il suo modo così piano e facile di essere buono, che ancora esisteva un mondo giusto al di fuori del nostro, qualcosa e qualcuno di ancora puro e intero, di non corrotto e non selvaggio, estraneo all’odio e alla paura; qualcosa di assai mal definibile, una remota possibilità di bene, per cui tuttavia metteva conto di conservarsi. I personaggi di queste pagine non sono uomini.

La loro umanità è sepolta, o essi stessi l’hanno sepolta, sotto l’offesa subita o inflitta altrui. Le SS malvagie e stolide, i Kapos, i politici, i criminali, i prominenti grandi e piccoli, fino agli Häftlinge indifferenziati e schiavi, tutti i gradini della insana gerarchia voluta dai tedeschi, sono paradossalmente accomunati in una unitaria desolazione interna.

Ma Lorenzo era un uomo; la sua umanità era pura e incontaminata, egli era al di fuori di questo mondo di  negazione.

Grazie a Lorenzo mi è accaduto di non dimenticare di essere io stesso un uomo.”

Il libro, vero capolavoro della letteratura italiana, esemplare sia per i contenuti che per lo stile, merita di essre letto o riletto periodicamente, perché insegna che il vero errore di un essere umano è dimenticarsi quanto sia potente e curativo un semplice e disinteressato gesto di solidarietà, soprattutto quando i tempi sono duri e sarebbe molto più facile adattarsi alla disumanità.

La storia

Lorenzo Perrone faceva parte di un gruppo di abili muratori italiani, contattati dalla ditta Boetti, che furono trasferiti ad Auschwitz per l’espansione del campo. Nell’estate del 1944, mentre lavorava alla costruzione di un muro, Levi udì Perrone esprimersi in piemontese con un suo collega e, da quel momento, nacque un’amicizia tra i due. Fino al dicembre dello stesso anno Perrone portò a Levi del cibo che sottraeva dalla sua razione, salvandogli la vita; gli donò anche una veste multicolore che veniva indossata sotto l’abbigliamento del campo per aumentare la protezione al freddo. Spedì per suo conto anche una cartolina alla madre, facendogli avere la risposta.

Perrone riuscì ad aiutare altri prigionieri italiani nel campo, anche se ne fece menzione solo una volta con Levi, dicendo che quando qualcuno fa qualcosa di buono, non deve mai vantarsi di ciò. Dopo la guerra, Perrone ritornò in Italia, ma le brutalità del campo di Auschwitz a cui aveva assistito come lavoratore, lo perseguitarono per il resto della vita, causandogli una forte depressione.

A causa anche della sua fragile salute, Perrone morì di tubercolosi nel 1952. Il 7 giugno 1998 fu inserito tra i Giusti tra le nazioni (dossier 3712), presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme. I nomi dei due figli di Levi furono scelti in omaggio a Lorenzo Perrone: sua figlia Lisa Lorenza e suo figlio Renzo (wikipedia).

Caterina Carloni

La poesia Shemà, che significa “Ascolta”, con cui inizia l’opera di Primo Levi
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Cateca

Caterina Carloni, psicologa e psicoterapeuta

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