• Sab. Ott 16th, 2021

VEDAM

IL POTERE DELLE PAROLE

LA VITA VIENE DALLA VITA La filosofia del professor Ranocchio

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“La vita umana raggiunge la sua pienezza solo quando è messa al servizio del Tutto completo. Qualsiasi forma di servizio, sia sul piano politico o sociale, sia sul piano comunitario, internazionale o interplanetario, rimarrà deludente finché non sarà in perfetta armonia col volere del Tutto completo, Dio, la Persona Suprema. E quando si trovano in perfetta armonia con l’Assoluto, le parti integranti del Tutto ritrovano la loro completezza originale.”
(Sri Isopanisad, Invocazione)

Dialogo registrato il 18 aprile 1973 al parco di Cheviot Hill a Los Angeles.

Karandhara: Gli scienziati dicono che l’atmosfera della luna non è adatta alla vita, ma in realtà tutto ciò che possono affer­mare con sicurezza è che essa non è adatta alla vita così come la concepiscono loro.

Srila Prabhupada: I Veda insegnano che la scintilla vivente non ha niente in comune con la materia, e la Bhagavad-gita affer­ma che essa non può essere bruciata, tagliata, seccata o bagnata.

dr. Singh: Gli scienziati pensano che ciò che sanno della vita su questo pianeta debba applicarsi anche agli altri pianeti.

Srila Prabhupada: Esatto. Essi giudicano tutto in relazione a se stessi. Hanno una capacità limitata di comprensione e vedono tutto in funzione del loro campo di esperienza. Questo è ciò che noi chiamiamo la “filosofia del professor Ranocchio” (Tutti ridono).

C’era una volta una rana che viveva in fondo a un pozzo. Un giorno un amico la informò dell’esistenza dell’Oceano Atlantico. La nostra rana domandò allora al suo amico:

“Che cos’è questo Oceano Atlantico?”

“E’ una vasta distesa di acqua,” le rispose l’amico. “Quant’è grande? Due volte questo pozzo?” “Oh, no! Molto più grande,” replicò l’amico.

“Ma quanto più grande? Dieci volte?” In questo modo, la rana continuò a fare i suoi calcoli. Ma come avrebbe potuto comprendere la grandezza dell’oceano procedendo in questo modo? Le nostre facoltà, la nostra esperienza e le nostre capa­cità di speculazione sono sempre limitate. Perciò le ipotesi degli scienziati non fanno altro che creare questa mentalità da rana.

Karandhara: La base di ciò che gli scienziati chiamano “inte­grità scientifica” consiste nel parlare solo di quello che possono sperimentare direttamente… oppure.

Srila Prabhupada: Voi potete sempre parlare della vostra espe­rienza e io della miama perchè dovrei accettare la vostra? Voi potreste essere degli stupidi, perchè dovrei diventare uno stupi­do anch’io? Voi siete delle rane: supponiamo che io sia una balena. Perchè dovrei accettare l’idea che il mondo si limiti al vostro pozzo? Voi potete avere il vostro metodo per acquisire la conoscenza scientifica, e io ho il mio.

Srila Prabhupada: La creazione dell’universo materiale può essere paragonata alla crescita di un grande albero baniano che nasce da un piccolo seme. Nessuno può vedere l’albero den­tro quel seme, eppure nel seme si trovano tutti gli ingredienti necessari per l’albero, compresa l’intelligenza.

Srila Prabhupada: Come la rana concepisce l’oceano secondo i propri criteri, così l’uomo vuole valutare la grandezza di Dio in rapporto alla propria grandezza. Alcuni insetti non vedono mai la luce: nascono di notte, si riproducono e muoiono prima dell’alba. Non vedono mai il giorno. Ma se concludono che il giorno non esiste, affer­mano una cosa assurda. Allo stesso modo, quando apprendiamo dagli sastra (le Scritture rivelate) che la vita di Brahma dura milioni dei nostri anni, subito rifiutiamo di crederci: “Com’è possibile?” Ma la Bhagavad-gita (8.17) insegna, sahasra-yuga­paryantam ahar yad brahmano viduh: “Quattro miliardi e tre­cento milioni di anni terrestri corrispondono a dodici ore di Brahma.” Persino un famoso uomo politico indiano, conosciuto come un grande studioso della Gita, si mostrò incapace di accet­tare questa informazione. Disse che si trattava di una specula­zione mentale. Eppure viene considerato un grande studioso. Questo è il problema: gli sciocchi e i farabutti passano per studiosi, scienziati e filosofi, e così il mondo intero viene sviato.

Colui che vede tutto in relazione col Signore, che vede tutti gli esseri come Suoi frammenti infinitesimali e vede il Signore in ogni cosa, non è capace di odio verso alcuno e verso alcunché.
(Sri Isopanishad, Mantra 6)

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Cateca

Caterina Carloni, psicologa e psicoterapeuta

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