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VEDAM

IL POTERE DELLE PAROLE

PSICOSOMATICA E SESSUALITA’: variabili culturali e radici biologiche

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“Forza primordiale che mette in moto l’evoluzione, l’eros scardina gli schemi dell’Io per rivelare  il Sé sottostante e rimette in moto la funzione trasformativa e maturativa del processo di individuazione” (C.G.Jung).

La sua forza irresistibile trasforma l’uomo in un eroe in viaggio verso l’autocoscienza, un uomo che non ha paura di morire e rinascere continuamente, cioè di lasciar morire le parti vecchie di sé per far emergere il nuovo, in una continua embriogenesi  della coscienza. Ogni incontro con l’eros è una rinascita, un evento che inonda di benessere l’intero psicosoma (Riza Psicosomatica, Dizionario della Felicità).

Oggi rispondiamo ad alcune email di lettori che chiedono chiarimenti sul rapporto tra psicosomatica e sessualità.

Secondo la moderna psicosomatica, la qualità rivoluzionaria dell’eros trova conferma nella teoria del caos, secondo la quale i sistemi viventi possono subire importanti trasformazioni in un tempo relativamente breve quando si trovano in stati di estremo squilibrio. E cosa c’è di più destabilizzante della tensione amorosa? La comparsa di Eros scompagina tutti i riferimenti che davamo per scontati, rompe i confini del nostro Io ristretto, gli schemi e le abitudini. Nell’estasi dell’orgasmo la mente tace, il tempo si dissolve e per un attimo ci affacciamo sull’eterno presente, partecipi di tutto l’Universo.

Questa è la magia: scoprire il nostro legame con il tutto, sapere che in certi stati d’animo, quando la nostra mente si assenta, la luce dell’eros è presente in ogni angolo della natura. In noi come nelle lucciole, che emettono segnali di luce quando sono in stato di eccitazione sessuale. Questi piccoli insetti, capaci di trasformare la propria materia organica in impulsi luminosi, sono la prova vivente che materia e luce sono fatte della stessa sostanza e che l’eros può trasformare l’una nell’altra.

LE RADICI BIOLOGICHE DELL’EROS

Della tensione erotica non possiamo fare a meno perché, come abbiamo visto, è indispensabile non solo per trovare la felicità, ma anche per incontrare il nostro Sé. Ma dove nasce l’eros?

Nella ricerca delle sue radici biologiche si è impegnata anche la neurofisiologia, scoprendo lo stretto legame che intercorre tra la pulsione sessuale e il cervello. Da questi studi è emerso un dato sorprendente: non solo l’eros nasce dal cervello, ma ha un effetto diretto sui suoi tessuti, perché gli ormoni sessuali che entrano in gioco quando si accende l’erotismo stimolano la crescita e l’automodellamento di alcune zone cerebrali.

Anche la benefica trasformazione dell’umore tipica dello stato erotico, quella sensazione di essere carichi di energia, ottimisti e invulnerabili, ha trovato una conferma fisiologica.

Esplorando il ruolo dei neurotrasmettitori implicati nell’eccitazione sessuale, i ricercatori hanno identificato le principali “molecole dell’amore”: dopamina, endorfine e serotonina.

Quando nella corteccia frontale nasce un’immagine erotica, entrano in circolo mediatori chimici (principalmente dopamina) che vanno ad attivare l’ipotalamo (da cui dipendono le funzioni fondamentali dell’organismo: sonno, appetito, attività sessuale) e il sistema limbico. La cascata di risposte biochimiche che ne deriva investe beneficamente il sistema nervoso, il sistema endocrino e quello immunitario, rigenerando tutte le funzioni vitali del corpo.

Un’attività erotica appagante quindi è un passaporto per la salute: oltre a elevare il tono delle difese immunitarie (in particolare i linfociti T, che ci difendono dalla degenerazione cellulare), alza i livelli di testosterone negli uomini e degli estrogeni nelle donne, mantenendo giovani ossa e muscoli e proteggendo il cuore. Inoltre modula i livelli di serotonina (coinvolta anche nel comportamento emotivo) e favorisce il rilascio di endorfine, mediatori dal potente effetto antidolorifico.

Da tutte queste ricerche emerge una conferma diretta di ciò che il pensiero antico aveva già intuito, esprimendolo nel linguaggio simbolico del mito: eros è davvero il grande trasformatore, e, quando la sua forza vitale ci attraversa, tutto cambia e si rinnova dentro di noi, sul piano fisico come a livello psichico.

Il cervello ama essere inondato dall’eros. Sia l’orgasmo che il desiderio dipendono dal cervello. E’ soltanto il nostro atteggiamento che può scatenarlo o bloccarlo, nient’altro.

L’eros non esiste per formare la coppia ma per estrarre dal nostro sé una potenza energetica e creativa che ci fa trasmutare. L’eros non serve per creare un legame, una sicurezza o un’eternità: è energia che ci trasforma.

I NEMICI DELL’EROS E LE VARIABILI CULTURALI

Se lo stato di grazia innescato dall’eros ha conseguenze così positive su di noi, sarebbe logico ricercarlo attivamente e vegliare affinché la sua fiamma non si spenga. Cosa impedisce che diventi uno stato permanente? Determinante è il nostro atteggiamento mentale, che agisce in maniera decisiva sull’ipotalamo.

I nostri pensieri, i comportamenti, le inibizioni, gli scrupoli, la nostra mentalità insomma, è tutt’altro che impalpabile. Filtra e inibisce i segnali, crea o interrompe i collegamenti nervosi, stimola i mediatori chimici o li blocca. Il nostro atteggiamento mentale nei confronti dell’eros dipende da una grande quantità di fattori, in particolare dall’educazione che abbiamo ricevuto e dal tipo di società in cui viviamo.

Le radici della nostra cultura affondano in due sorgenti: il pensiero greco-romano e quello dei padri della chiesa. Entrambi potentemente sessuofobici, perché formatisi in un’epoca strettamente patriarcale, quando la ricchezza e il potere erano assicurati dal possesso di terra e bestiame, nonché da un elevato numero di figli che avevano il compito di lavorarla, difenderla e conservarla.

In questo contesto il controllo della sessualità diventava fondamentale.

Da un lato, il patriarca si garantiva l’effettiva paternità dei figli; dall’altro – reprimendo l’eros dei ragazzi – si assicurava il controllo della loro vita di relazione, gestendola in prima persona nell’interesse economico del clan familiare. Cosa ne pensasse il figlio era del tutto irrilevante e chi avesse osato ribellarsi andava incontro a terribili ritorsioni.

Oggi la situazione appare diversa ma le tracce di questa cultura sono profondamente infisse nel nostro inconscio e ancora ben vive nelle varie religioni.

Tendiamo a penalizzare le nostre pulsioni erotiche o quantomeno a confinarle nello spazio angusto delle relazioni “accettabili” (per esempio il matrimonio), anche perché fin da bambini abbiamo capito che le loro manifestazioni disturbavano i nostri familiari.

Nella nostra società, paradossalmente, si tollera e talvolta si incoraggia la pornografia  perché è un sesso pensato, trasformato in merce e relegato in uno spazio ben definito, una sorta di ghetto controllabile dall’Io. Ma nei confronti della passione erotica, quella che ci fa perdere la testa e fa saltare le regole, scatta subito la condanna sociale.

Oltre che con questi nemici storici, l’eros deve vedersela con i problemi della vita moderna: lo stile di vita attuale è tutto all’insegna della programmazione, dalla radio sveglia al videoregistratore, al forno, all’agenda elettronica che ci ricorda tutti i nostri impegni presenti e futuri. In tutto questo ovviamente non c’è spazio per l’eros, e non solo in coppie logorate da una lunga abitudine coniugale. Sempre più spesso, coppie fresche di convivenza si ritrovano già emotivamente vecchie: dopo il lavoro, i partners arrivano a casa stanchi, si dividono le incombenze domestiche e poi si sdraiano sul divano in pigiama davanti alla tv o al pc. Il sesso? Troppo stanchi per pensarci.

E il risultato è una lunga lista di disturbi e patologie che denunciano un cattivo rapporto con l’eros: infezioni, cistiti, perdite ematiche, obesità, cefalea, cardiopatie e ipertensione.

L’eros è una forza destabilizzante, rompe i confini del nostro io ristretto, i nostri schemi e le nostre abitudini. Imparare a gestirla con gioia ed equilibrio è indispensabile per una sana vita affettiva e di relazione.

Caterina Carloni

In merito a questo tema esistono varie correnti di pensiero e vari modi di affrontarlo. Eccone alcuni tra i più autorevoli:

Cateca

Caterina Carloni, psicologa e psicoterapeuta

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