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VEDAM

IL POTERE DELLE PAROLE

Governo dei popoli e spiritualità

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L’INSEGNAMENTO DEI VEDA

In questi giorni in cui si parla di elezioni, politica e governo dei popoli, ripenso con un sorriso al regalo che Gandhi inviò alla futura regina Elisabetta d’Inghilterra, purtroppo recentemente scomparsa, in occasione del suo matrimonio col principe Filippo di Edimburgo, celebrato nel lontano novembre 1947.

Avendo devoluto tutti i suoi beni, il Mahatma non aveva risorse finanziarie per comprare un dono davvero regale, ma, su consiglio di Lord Mountbatten, cugino di Re Giorgio VI e allora viceré delle Indie, mandò un centrino di cotone bianco da tavolo, da lui stesso cucito sul filatoio che utilizzava per confezionare tutti i suoi capi. L’originalità della forma fece pensare alla famiglia reale che si trattasse di un perizoma indossato dallo stesso Gandhi e il suo dono per qualche giorno scatenò a corte ilarità e imbarazzo.

Culture e mentalità troppo diverse per incontrarsi sul piano delle abitudini e delle convenzioni…

Appena pochi mesi prima, il 15 agosto, con l’Indian Independence Act, veniva proclamata l’indipendenza della colonia indiana dal Regno Unito, oggi festeggiata in India come Swatantrata Divas, a coronamento dei tanti digiuni e delle tante prove – compresa la privazione delle più elementari libertà – sopportate da questo illuminato capo politico e spirituale che fu il Mahatma.

Due personalità così lontane, la Regina Elisabetta II e il Mahatma Gandhi, che si sono però incrociati in un breve intenso momento della loro vita.

Tradizioni e storie agli antipodi, che forse non sono mai veramente riuscite a dialogare tra loro.

La marcia del sale, 1930

E’ interessante sapere che nell’antica Tradizione Indovedica, l’evoluzione e il progresso dei popoli erano garantiti dalla giusta collocazione sociale e lavorativa dei singoli individui. Il monarca, il capo di stato, il “re” aveva la funzione di proteggere il popolo e difendere i più deboli. Per questo esisteva un modello chiamato varna-ashrama-dharma, che vedeva alla testa, alla guida della comunità, i saggi, i rishi, i bramini, i quali avevano il compito di istruire e consigliare coloro che avevano la responsabilità amministrativa e politica della nazione. Mentre i sacerdoti e gli insegnanti rappresentavano la testa della società, i regnanti e gli amministratori erano la forza, le braccia del popolo. Poi c’era il terzo comparto sociale, quello dei produttori di ricchezze, cioè i commercianti, gli agricoltori, gli industriali di oggi, considerato lo “stomaco” della comunità. E infine c’era il comparto di coloro che svolgevano i lavori più semplici e manuali, le “gambe” sociali. Questa ripartizione garantiva a tutti una vita armonica ed equilibrata e permetteva ai singoli di esprimere le proprie migliori risorse ed attitudini per il bene di tutti e per il progresso del popolo. L’appartenenza ad un comparto non era stabilito secondo criteri di ereditarietà ma dipendeva dalle predisposizioni individuali. Il passaggio da un comparto all’altro non era definito in modo rigido ma era il risultato di scelte, impegni, realizzazioni che la persona conseguiva nel corso della sua vita.

Era pacifico che lo scopo della vita umana fosse l’avanzamento spirituale.

A questo proposito, è scritto nella Gita: E’ meglio svolgere il proprio dovere, seppure in modo imperfetto, che compiere il dovere di un altro, seppure perfettamente. E’ meglio fallire nel compimento del proprio dovere che impegnarsi nei doveri di altri perché seguire la via altrui è pericoloso. (Bhagavad-gita III.35)

Abbiamo molto da imparare dalle culture antiche e dai testi sacri circa il governo dei popoli e circa il vero scopo della vita umana.

Propria della cultura occidentale è invece l’idea che il successo della vita umana si misuri sulla base del potere acquisito, della capacità di dominare altri paesi e altre persone, che la soddisfazione dei bisogni materiali sia praticamente tutto, e abbiamo dimenticato che ciò che accade a livello fisico, visibile, concreto è solo lo scenario ultimo in cui si manifestano squilibri, errori, mistificazioni e distorsioni che dilagano nei piani più sottili dell’esistenza.

Una guerra, un virus, una recessione economica nasce da un conflitto, una tossicità, una carenza che sta soffocando la psiche collettiva a causa della dimenticanza di ciò che siamo e della funzione evolutiva che ognuno di noi è chiamato a ricoprire nel mondo.

Non smettere mai di imparare; questo – dicono i saggi – è il grande segreto.

«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.» (Mahatma Gandhi)

Omaggi ad una grande regina che è tornata alla Casa di Dio e omaggi a tutte le stelle che brillano in cielo in onore dei Maestri di tutte le Tradizioni.

Cateca

Cateca

Caterina Carloni, psicologa e psicoterapeuta

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